LA GIUSTIZIA

 
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Per comprendere cosa significa, per un Libero Muratore, vivere e agire secondo la virtù della giustizia è necessario individuarne il significato più profondo, partendo dalla sua definizione nei secoli e apprezzandone le varie sfaccettature filosofiche e religiose.


Il termine greco per giustizia è dikaiosyne mentre il giusto è dikaios. Tali parole derivano entrambe dal sostantivo dike che significava in origine “colei che indica, che indirizza”; la giustizia è quindi direttiva, indicazione, ordine. A differenza della nomos, la legge cui sono sottomessi gli animali (di divorarsi), dike è stata data all'uomo per sviluppare ordinatamente la propria esistenza. È l'opposto della bie, la violenza, la potenza distruttrice.

Il dikaios, il giusto, è colui che si comporta in modo conforme alla parte della società in cui vive e compie il suo dovere verso gli dei e verso i suoi simili. “Dikaia zoe” è la maniera di vivere civilmente, contrapposta alla hybris e all'inciviltà, alla vita disordinata dei barbari.

Aristotele nel libro V dell'Etica Nicomachea contrappone alla giustizia l'ingiustizia. Nel suo pensiero la giustizia corrisponde all’uguale, che non è come per Pitagora in una quantità fissa, ma è un elemento variabile. Non si tratta di dare a tutti in modo uguale, ma di dare a ciascuno il proprio. La giustizia non è la semplice equità.

Per Cicerone la giustizia è uno stato morale, osservata per l'utilità comune, che attribuisce a ciascuno la sua dignità. (De inventione). Per Ulpiano la giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il proprio diritto. La giustizia è una virtù attiva; non è solo scienza o ratio che segue la natura, ma è arte e soprattutto “voluntas”.


Secondo il dizionario moderno la virtù della Giustizia è "la volontà di rispettare il diritto di ognuno mediante l’attribuzione di quanto gli è dovuto secondo la ragione e la legge".


Il Catechismo della Religione Cattolica, descrive la giustizia come la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. (par. 1836).

L'uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l'abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. « Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia » (Lv 19,15). «  Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo » (Col 4,1).


A questo punto possiamo cominciare ad individuare i confini del concetto di giustizia massonica, esaminando come, nel Rituale Emulation, si fa riferimento ad essa.

Per il Massone la Giustizia è tenersi nei giusti limiti di condotta verso tutta l’umanità, in particolare verso i Fratelli. La Giustizia viene posta in stretta correlazione con l’esercizio della Carità e della rettitudine e viene sottolineato come bisogna comportarsi nei confronti del prossimo comportandosi con esso così come si vorrebbe che questo si comportasse con noi.


La Giustizia viene identificata come la guida di ogni azione del Libero Muratore, tanto che quest’ultimo dovrebbe condursi nei confronti di questo mondo, osservando un giusto equilibrio fra avarizia e prodigalità, reggendo la bilancia della giustizia col medesimo equilibrio, facendo coincidere le proprie passioni e pregiudizi con la giusta linea della propria condotta, senza mai perdere la prospettiva dell’eternità in tutte le sue attività.


Anche da un punto di vista simbolico la Giustizia Massonica, non è molto dissimile da quella profana: è però più completa. Mentre la Giustizia profana è rappresentata come una donna austera che impugna una bilancia nella sinistra e una spada nella destra (la bilancia è sinonimo di correttezza mentre la spada le conferisce il potere della difesa e della discriminazione del giusto dall’ingiusto), quella Massonica evidenzia, oltre alla bilancia e alla spada, anche due pugnali: uno per difendere gli innocenti, l’altro per ammonire i colpevoli e una croce teutonica che ricorda ai Grandi Ispettori Inquisitori di agire sempre al servizio del Bene, del Vero e del Giusto quali eredi dei Cavalieri di Gerusalemme. (https://massoneriascozzese.it/wp-content/ uploads/2019/12/La_Giustizia_Massonica.pdf - F.F. in “La Giustizia massonica”)


Per il Wirth la Giustizia rappresenta anche l’equilibrio, l’armonia universale che, se rotta in qualche modo, si ricostituisce inesorabilmente. La formidabile spada che regge nella mano destra è la spada della fatalità, poiché nessuna violazione della legge rimane impunita. Non vi è vendetta: ma l’implacabile ristabilimento di ogni equilibrio infranto provoca prima o poi la reazione ineluttabile della Giustizia immanente (rappresentata nell’arcano VIII dei Tarocchi).

Lo strumento riparatore degli errori commessi è la Bilancia, le cui oscillazioni riportano l’equilibrio. (https://www.loggiamichael.it/2018/09/06/considerazioni-sulla-giustizia/ Enrico Pro-serpio in “Considerazioni sulla Giustizia”)


I piatti della bilancia massonica si chiamano severità e clemenza. Serverità: determinata dall’imperio delle leggi che reggono l’ordine, l’equilibrio; valutazione fredda, oggettiva. Clemenza (da non confondersi con tolleranza): ricerca della causa insita nel microcosmo dell’individuo come anomalia, come squilibrio interiore che ha determinato lo squilibrio esteriore; valutazione soggettiva ispirata a mitezza perché consapevole dell'umana imperfezione.

Severità e Clemenza: è dall'opposizione dei contrari che nasce l'equilibrio, cioè la Giustizia massonica che è Bellezza e Armonia. (http://www.montesion.it/_esterni/La_Giustizia_Massoni ca.htm Franco Massimo in “La Giustizia Massonica”)


Da questi approfondimenti possiamo ora trarre una sintesi che possa portarci il più possibile ad identificare i tratti essenziali della virtù massonica della Giustizia.


Giustizia, per un Massone, è dunque la volontà di rispettare il diritto e la dignità di ognuno mediante l’attribuzione di quanto gli è dovuto secondo la ragione e la legge, senza pregiudizi o desiderio di vendetta, il tutto sotto l’illuminazione della Clemenza (una particolare forma di Carità).


Da questo discende che l’esigenza di una vera Giustizia deve scaturire dalla ricerca di indirizzi comportamentali individuali e collettivi che abbiano come fine il conseguimento della Uguaglianza, dei Diritti-Doveri, della Libertà, della Fratellanza.

Ogni azione del Libero Muratore deve essere perciò equilibrata, frutto della ragione e tale da non turbare l’equilibrio, l’armonia nella quale è inserito. Il rispetto di questa Armonia, cioè il rispetto delle regole, la conoscenza dei propri limiti e dello spazio a disposizione nascono dall’Amore, Amore senza il quale non c’è Armonia e Armonia il cui rispetto è il senso di Giustizia.

La originalità della Giustizia Massonica consiste nel porre la sua attenzione sulla caducità dell’uomo e sulla sua dinamica e perfettibile natura piuttosto che giudicare il suo operato: l’errore, quale esito inevitabile di un essere imperfetto, fa parte della natura umana e sarà sempre in agguato anche durante il percorso di colui che tende a migliorarsi. (http://www.mo ntesion.it/_esterni/La_Giustizia_ Massonica.htm Franco Massimo in “La Giustizia Massonica”).


Ovviamente questo non significa che il Libero Muratore non debba mai contrastare chi agisce ingiustamente. Solo che il contrasto all’ingiustizia deve essere portato avanti nel modo opportuno, seguendo i dettami della Ragione, nel senso più elevato e spirituale del termine, e non seguendo la sete di vendetta, come già si sottolineava in precedenza. Se ci si dimentica del cuore della Legge, ovvero della sua natura di strumento per evitare la prevaricazione e aiutare gli uomini a vivere rettamente, e la si erge a riferimento assoluto e indiscutibile, si finisce con l’adorare la Legge come nuovo Dio e con il compiere il male stesso in suo nome. (https://www.loggiami chael.it/2018/09/06/considerazioni-sulla-giustizia/ Enrico Proserpio in “Considerazioni sulla Giustizia”)


L’errore è comprensibile e, a volte, anche perdonabile. La malafede non lo è. In tal senso il Libero Murature non deve cercare scuse per le proprie debolezze o, peggio, non deve essere ipocrita. Il Lavoro di Loggia non ha senso se nel mondo profano i principi vengono abbandonati in nome dell’interesse immediato e personale. Il mondo profano non è una cosa distaccata da quello spirituale, ma ne costituisce la base e il terreno di prova.

Senza coerenza nei principi non c’è elevazione. Se l’adesione ai principi della Giustizia è solo esteriore, di facciata, non si realizzerà nulla e si rimanderà la propria reintegrazione, poiché allo Spirito non sfugge nulla. Anche il messaggio evangelico ci ricorda di diffidare degli ipocriti. (https://www.loggia michael.it/2018/09/06/considerazioni-sulla-giustizia/ Enrico Proserpio in “Considerazioni sulla Giustizia”)


In questo grande bilanciamento fra legge e carità bisogna rifuggire dal pregiudizio e dal favoritismo. Nel Deuteronomio è scritto “In quel tempo diedi quest’ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui. Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò” e ancora “Il doppio peso è in abominio al Signore e le bilance false non sono un bene”.


In un certo senso le virtù della Giustizia e della Temperanza hanno anche una funzione di coor-dinamento e armonizzazione per le altre virtù. Mentre queste ultime spingono l’iniziato ognuna in una direzione diversa (la Fortezza ad essere coraggioso nel fare il bene, la carità ad aiutare il prossimo, la prudenza ad essere misurato e regolato, la speranza ad affidarsi alla Provvidenza di Dio e così via), la Temperanza consente di armonizzare tutti questi spunti morali, parimenti validi, all’interno del proprio spirito, mentre la Giustizia lo fa nel proprio rapporto con gli altri.


Voglio concludere richiamando (non certo per motivi religiosi, ma per l’alto valore morale delle sue parole) quanto detto da Papa Francesco il 09.02.19 durante l’udienza concessa alla Associazione Nazionale Magistrati, in quanto anche noi, nella nostra vita di tutti i giorni siamo chiamati ad esprimere valutazioni, giudizi ed opinioni su quanto agito da chi ci sta intorno:

“La giustizia è dunque una virtù, cioè un abito interno del soggetto: non un vestito occasionale o da indossare per le feste, ma un abito che va portato sempre addosso, perché ti riveste e ti avvolge, influenzando non solo le scelte concrete, ma anche le intenzioni e i propositi. (…) cercate sempre di rispettare la dignità di ogni persona, senza discriminazioni e pregiudizi di sesso, di cultura, di ideologia, di razza, di religione. Il vostro sguardo su quanti siete chiamati a giudicare sia sempre uno sguardo di bontà.

Ci insegna la Bibbia che 'La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio', con queste parole ricordandoci che uno sguardo attento alla persona e alle sue esigenze riesce a cogliere la verità in modo ancora più autentico”.