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Rudyard Kipling

Joseph Rudyard Kipling è stato uno scrittore e poeta britannico. Fra le sue opere più note: la raccolta di racconti Il libro della giungla, i romanzi Kim, Capitani coraggiosi, i componimenti in versi Gunga Din, Se e Il fardello dell'uomo bianco

 

La Mia Loggia Madre

C’erano Ruhdle, il capo stazione,
Beasely, delle “strade e lavori”,
Ackam della Intendenza,
Donck addetto alle Carceri
E Blacke il sergente istruttore
Che fu per due volte il nostro Venerabile.
C’ era anche il vecchio Franjee Edujee
Che aveva il magazzino “Alle derrate Europee”.
Fuori, noi dicevamo “sergente”, signore, salute, salam”
Ma dentro soltanto “fratello” ed era così bello dire così!
Ci incontravamo sulla livella e ci lasciavamo sulla squadra.
Ed io ero il secondo Diacono della mia Loggia Madre, laggiù!
C’ era ancora Bola Nath il contabile,
Saul, l’ israelita di Aden,
Din Mohamed dell’ Ufficio Catasto,
Il Signor Chuckerbutty,
Amir Sing, il Sick,
E Castro delle “Officine di riparazione”
Che era cattolico romano.
Le nostre insegne non erano ricche,
Il nostro Tempio era vecchio e nudo,
Ma noi conoscevamo gli antichi Landmarks
E li osservavamo scrupolosamente.
Quando getto uno sguardo indietro,
Mi vien spesso alla mente questo pensiero:
In fondo, non vi sono degli increduli,
Se non forse noi stessi!
Infatti tutti i mesi, dopo la Tornata,
Ci riunivamo per fumare
(Non osavamo fare banchetti
Per tema di infrangere le regole di casta di taluni Fratelli)
E parlavamo a cuore aperto di Religioni e di altre cose
Riportandosi, ciascuno di noi, al Dio che conosceva meglio.
L’ uno dopo l’ altro i Fratelli
Prendevano la parola:
Nessuno si agitava,
Ci separavamo all’ aurora, quando si svegliavano i pappagalli:
E mentre noi, dopo tante parole
Ce ne tornavamo a cavallo,
Maometto, Dio e Shiva
Giocavano stranamente a nascondino nelle nostre teste.
Spesso, dopo quel tempo,
I miei passi erranti al servizio del Governo
Hanno portato il saluto fraterno
Dall’ Oriente all’ Occidente,
Come ci fu raccomandato,
Da Kohel a Singapore.
Ma come vorrei rivederli i miei Fratelli neri e bruni
E sentire il profumo dei sigari indigeni
Mentre circola chi li accende
E mentre il vecchio distributore di limonate
Russa sul piantito dell’ office.
Oh! Ritrovarmi perfetto Massone
Ancora una volta nella mia Loggia dei tempi passati!
Di fuori si diceva: “Sergente, signore, salute, salam”
Ma, dentro, soltanto “fratello” ed era così bello dire così!
Ci incontravamo sulla livella e ci lasciavamo sulla squadra,
Ed io ero secondo Diacono nella mia Loggia Madre.

 
 

SE (Lettera al Figlio)

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!".

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!